Bonifiche da amianto
La bonifica dei siti e dei beni con amianto è regolata dalla seguente principale normativa di riferimento.
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L. n. 257 del 27.03.92 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto)
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D.M. Sanità del 06.09.94 (Normative e metodologie tecniche di applicazione degli art. 6 e 12 della L. 257/92)
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D.Lgs. n. 114 del 17.03.95 (Attuazione direttiva CE in materia di prevenzione e riduzione dell’inquinamento dell’ambiente causato dall’amianto)
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D.M. Sanità del 26.10.95 (Normative e metodologie per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica dei materiali contenenti amianto presenti nei mezzi rotabili)
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D.M. Sanità del 14.05.96 (Ampliamento delle normative e delle metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compreso quelli per rendere innocuo l’amianto, previsti dall’art. 5, comma 1, lettera f), delle L. 257/92, recante norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto)
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D.M. Sanità del 22.08.99 (Ampliamento delle normative e delle metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compreso quelli per rendere innocuo l’amianto, previsti dall’art. 5, comma 1, lettera f), delle L. 257/92, recante norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto)
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D.Lgs. n. 81 del 09.04.08 (Attuazione dell’art. 1 della Legge 03 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro – “Testo unico sulla Sicurezza”)
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D.Lgs. n. 106 del 03.08.09 (Disposizioni integrative e correttive al D.Lgs. 81/08 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro)
Quando si parla di bonifiche di materiali contenenti amianto (MCA) occorre distinguere innanzitutto tra la bonifica di materiali in matrice friabile e la bonifica di materiali in matrice compatta cementizia o gessosa e resinoide.
L’allegato al D.M. 06.09.94, Decreto tecnico di riferimento operativo per l’esecuzione delle bonifiche in ambito edile, riporta una tabella con la distinzione, in queste due primarie tipologie, friabile o compatto, dei principali manufatti contenenti amianto che si ritrovano frequentemente applicati negli edifici industriali e civili e, più in generale, anche in qualsiasi altro ambito.
La caratterizzazione dei suddetti materiali scaturisce sempre da un preliminare censimento degli stessi; dalla valutazione del rischio che tali materiali comportano invece per l’uomo e per l’ambiente, o il contesto in cui sono inseriti, nasce l’importante scelta dei metodi di bonifica.
Dall’analisi di tutta la serie di elementi che porta alla corretta determinazione del livello di effettiva pericolosità dei materiali contenenti amianto, individuati e caratterizzati secondo precisi parametri di riferimento, anch’essi stabiliti dal suddetto Decreto, si passa alla valutazione del metodo di bonifica più idoneo a limitare o eliminare il rischio di contaminazione che i materiali contenenti amianto abbiano già provocato o possano provocare.
Da qui i tre metodi di bonifica che consistono:
1. nella RIMOZIONE definitiva dei materiali contenenti amianto individuati che comporta la completa eliminazione del rischio di cui sopra;
2. nell’INCAPSULAMENTO dei materiali contenenti amianto individuati, sia esso preliminare o propedeutico ad una successiva rimozione (si parla in tal caso di messa in sicurezza dei manufatti o delle installazioni) che conservativo definitivo (anche in questo caso si parla di messa in sicurezza, ma di una messa in sicurezza duratura nel tempo che comporta anche la definizione di un accurato piano di controllo e manutenzione dell’applicazione che deve garantire elevati standard di sicurezza nei confronti del potenziale successivo rischio di danneggiamento);
3. nel CONFINAMENTO dei materiali contenenti amianto individuati quando, a seguito dell’incapsulamento, cui è nella maggior parte dei casi associato, emergono forti potenzialità di danneggiamento delle installazioni per cui è necessario proteggere in maniera diretta o indiretta la superficie del manufatto (anche in questo caso s’impone l’attenta valutazione della garanzia che il metodo deve dare nei confronti degli standard di sicurezza con la conseguente definizione di un accurato piano di controllo e manutenzione dell’applicazione).
Nel caso della bonifica di materiali contenenti amianto mediante RIMOZIONE è fondamentale la distinzione dei manufatti tra matrice friabile e matrice compatta.
La bonifica di materiali contenenti amianto in matrice friabile si esegue, sia INDOR che OUTDOOR, con l’applicazione della tecnica del confinamento statico e del confinamento dinamico dell’ambiente ove tali materiali siano stati individuati (punto 5 a) dell’allegato al D.M. 06.09.94); tale tecnica comporta una complessa e delicata fase di allestimento, esecuzione, gestione e controllo del cantiere che conduce alla restituzione finale dell’area, da eseguirsi a cura dell’A.S.L. competente per territorio mediante il campionamento dell’aerodisperso dell’ambiente e la successiva analisi al SEM (microscopio elettronico a scansione) del campione di aria prelevato (si restituisce l’area con livelli d’inquinamento dell’ambiente < o = a 2 ff/litro), per l’ottenimento della relativa “certificazione” da parte dell’A.S.L. stessa.
La garanzia della corretta esecuzione della fase più importante della bonifica, ovvero della fase di rimozione e confezionamento dei materiali contenenti amianto presenti (MCA), è data dal costante controllo e monitoraggio dell’aria dell’ambiente di lavoro e dell’ambiente esterno al cantiere mediante il prelievo giornaliero dell’aerodisperso e la successiva analisi al MOCF (microscopio ottico in contrasto di fase) dei campioni, da parte dell’esecutore delle opere.
Un caso particolare di bonifica di materiali contenenti amianto in matrice friabile riguarda l’applicazione della tecnica del glove bag solo per particolari situazioni che interessano specificatamente gli isolamenti di tubazioni (punto 5 b) dell’allegato al D.M. 06.09.94); tale tecnica, idonea solo per la rimozione di limitati tratti di isolamento, quanto lo stesso non superi diametri esterni di ca. 60 cm, consente di operare, mediante una cella in polietilene dotata di guanti, togliendo i MCA dall’esterno avendo, in pratica, un mini-confinamento sulla tubazione rappresentato dal sacco (“bag”) sigillato intorno all’isolamento dove l’operatore riesce, sottolineiamo dall’esterno, mediante l’introduzione delle mani nei guanti (“glove”), ad eseguire la bonifica dell’installazione.
L’applicazione di entrambe le suddette tecniche di bonifica dei materiali contenenti amianto in matrice friabile mette in evidenza anche un’altra problematica molto importante che riguarda il loro smaltimento; indipendentemente dalla loro caratterizzazione, tali MCA devono essere avviato ad impianti di deposito definitivi (discariche) o preliminari (stoccaggi) appositamente autorizzati per il cod. CER 17.06.01 “materiali isolanti contenenti amianto” (codice di rifiuto pericoloso attribuito per provenienza dal D.Lgs. 152/06 “Norme in materia ambientale” e s.m.i.) mediante l’impiego di trasportatori autorizzati per lo stesso codice.
Molto più semplice, ma per questo non meno importante soprattutto per quanto riguarda l’aspetto sicurezza, vedremo in quali casi, è la bonifica dei materiali contenenti amianto in matrice compatta cementizia o gessosa e resinoide (punto 7) dell’allegato al D.M. 06.09.94).
La definizione più semplice deriva dal fatto che, trattandosi di materiali o manufatti che per loro natura non rilasciano fibre nell’ambiente se non rotti o particolarmente deteriorati, la loro rimozione, anche qui sia INDOR che OUTDOOR, è consentita senza l’adozione delle particolari misure di igiene e sicurezza, come il confinamento statico e dinamico di cui ai materiali friabili precedentemente visti.
Nella maggior parte dei casi, affrontare la bonifica di manufatti contenente amianto in matrice compatta, significa intervenire su manufatti in fibrocemento e con essi specificatamente sulle coperture costituite da lastre di fibrocemento contenente amianto (più comunemente conosciuto come “eternit” dal nome della omonima ex casa produttrice) che in passato sono state diffusissimamente impiegate sia per le coperture di edifici industriali che civili; in questi casi, come si accennava sopra, l’aspetto sicurezza nell’esecuzione delle opere rappresenta un pericolo ancora maggiore della presenza dell’amianto nel manufatto, soprattutto quando l’intervento deve essere eseguito in presenza di rischio di caduta dall’alto per le persone e occorre quindi prendere tutte le cautele e misure di sicurezza necessarie ed atte ad evitare o limitare al massimo questo importantissimo rischio di vita per le persone che eseguono i lavori, mediante l’adozione di tutti i possibili e necessari presidi di sicurezza quali ponteggi di facciata, parapetti, piani di lavoro in quota, reti di protezione, cavi di acciaio per l’ancoraggio dei dispositivi anticaduta con arrotolatori ecc. (D.Lgs. 81/08).
Anche nel caso di bonifica dei materiali contenenti amianto in matrice compatta si evidenzia la problematica molto importante del loro smaltimento; qui, come per i materiali in matrice friabile, sempre indipendentemente dalla loro caratterizzazione, tali MCA devono essere avviati ad impianti di deposito definitivi (discariche) o preliminari (stoccaggi) appositamente autorizzati per il cod. CER 17.06.05 “materiali da costruzione e demolizione contenenti amianto” (codice di rifiuto pericoloso attribuito per provenienza dal D.Lgs. 152/06 “Norme in materia ambientale” e s.m.i.) mediante l’impiego di trasportatori autorizzati per lo stesso codice.
Parimenti come nell’ambito della rimozione, anche nell’ambito dell’INCAPSULAMENTO, la distinzione dei materiali contenenti amianto, tra le tipologie friabile e compatta, comporta, oltre che diverse tecniche applicative, soprattutto una diversa valutazione e approccio al problema.
Per i materiali friabili, soprattutto per quelli spruzzati come protezione al fuoco, è fondamentale verificare con accuratezza lo stato di conservazione sia dell’isolamento che del supporto al fine di individuare correttamente i vantaggi o gli svantaggi dell’esecuzione di tali opere; l’incapsulamento conservativo applicato ai materiali spruzzati, oltre che specificatamente non normato, nella maggior parte dei casi in cui è richiesto per intonaci isolanti spruzzati su strutture di edifici o su impianti tecnologici, non da sufficienti garanzie di tenuta al distacco dell’isolamento dal supporto a seguito dell’appesantimento del materiale dovuto a un imbibimento profondo e superficiale protettivo che, pertanto, alla fine, si rivela inefficace e controproducente perché comunque porta alla rimozione.
Diversa è invece la situazione per quei materiali, sempre definiti in matrice friabile, ma in realtà abbastanza consistenti, che compongono lo strato di finitura esterno, o anche la totalità, degli isolamenti termici di tubazioni o degli impianti tecnologici; in tali casi l’incapsulamento conservativo non solo è possibile con buonissimi risultati ma è anche consigliabile, specialmente se associato a tecniche di rinforzo della superficie esterna mediante idonei tessuti in fibra di vetro, oltre che per il contenimento della potenziale dispersione delle fibre nell’ambiente, anche per aumentare la resistenza meccanica del materiale agli urti e alle abrasioni.
Un ulteriore e diverso caso è significativamente rappresentato dall’incapsulamento dei materiali contenenti amianto in matrice compatta come ad esempio le lastre di copertura in fibrocemento; qui, sempre valutando accuratamente le condizioni, i vantaggi o gli svantaggi che possono portare alla scelta dell’esecuzione di tali opere, qualora si opti per un incapsulamento conservativo della superficie esterna o interna delle lastre (estradosso o intradosso) di copertura, occorre fare espresso riferimento alla recente e precisa normativa in materia (D.M. 20.08.1999 - incapsulamento “tipo A” per le superfici esterne e incapsulamento “tipo B” per le superfici interne) che impone elevati standard quali-quantitativi sui prodotti da applicare e severi criteri di controllo e certificazione dei risultati applicativi affinché sia garantita la durabilità e la resistenza nel tempo agli agenti atmosferici.
Il CONFINAMENTO di materiali contenenti amianto in matrice sia friabile che compatta cementizia, è un metodo di bonifica complementare all’incapsulamento in quanto serve soprattutto per isolare e proteggere da eventuali azioni meccaniche di danneggiamento i materiali trattati e non rimossi; per essere efficace, esso deve garantire il completo isolamento dei materiali dall’ambiente che li circonda (sigillatura) e può essere eseguito in maniera diretta o indiretta a seconda se realizzato a contatto con la superficie dei materiali oppure se realizzato ad una certa distanza per ottenere una sorta di “compartimentazione”.
Solo per fare alcuni esempi significativi possiamo dire che un’efficace confinamento di materiali contenenti amianto in matrice friabile spruzzati su strutture è rappresentato dalla compartimentazione di installazioni (confinamento indiretto) mediante la realizzazione a distanza di controsoffittature o di contropareti o di carterature con lamiere metalliche o pannelli di altro materiale di pilastri, travi, solai, ecc..
Altri materiali friabili su tubazioni o impianti possono viceversa essere efficacemente confinati mediante la realizzazione, a contatto dell’installazione, di carterature con lamiere metalliche poste su strato di neoprene isolante che ha anche funzione di protezione durante la fase di fissaggio.
Parlare di confinamento dei materiali contenenti amianto in matrice compatta significa quasi esclusivamente fare riferimento ai manufatti in fibrocemento e tra questi alle lastre di copertura; per eseguire il confinamento, ovvero la sovracopertura, delle lastre di copertura in fibrocemento, si deve necessariamente procedere ad un preliminare incapsulamento che consenta di fissare le eventuali fibre che potenzialmente possono disperdersi nell’ambiente (D.M. 20.08.1999 - incapsulamento “tipo C” per le superfici esterne) per poi procedere all’applicazione di un nuovo manto di copertura sopra l’esistente che non danneggi lo strato sottostante e che comporti un’adeguata protezione dello stesso dagli agenti atmosferici.
In entrambe i casi dell’incapsulamento e del confinamento, è necessario approntare, successivamente all’esecuzione delle opere, un idoneo piano di manutenzione e controllo delle installazioni affinché sia sempre costantemente garantita la corretta e funzionale durabilità nel tempo del metodo di bonifica scelto.